Urgimi addosso, per i tipi di L’Arcolaio, costituisce il debutto editoriale di Roberto Uberti. Pubblicato nel maggio 2010, comprende 44 poesie articolate in 5 sezioni (“Anima provvisoria”, “Roadshow”, “Urgimi addosso”, “Poesie al minuto”, “Debriefing”). La prefazione, di cui si trascrivono due importanti passaggi, è di Silvia Comoglio.
“L’orizzonte della scrittura e dell’esperienza del linguaggio è un orizzonte estremamente mobile, lontano e prossimo, in una fuga e rincorsa incessante e inarrestabile. È una ricerca condotta in Urgimi addosso a partire da una domanda che affiora alle labbra dopo un lungo percorso interiore in modo, sembrerebbe, sorpreso e involontario, come se ci si trovasse di fronte ad una epifania: “Cos’è lo scrivere?”. Lo scrivere, si risponde, “è l’arredare stanze di un edificio che ancora / non esiste”, di un edificio che Roberto Uberti costruisce tentando di vanificare il vuoto, opponendo al vuoto superfici di molteplice portata e dimensione per compensare il limite del dire e del dirsi.”
“Urgimi addosso è l’istante in cui tutto si manifesta ed esperisce e da cui tutto si sprigiona nella sua completa pienezza. Il lampo in cui il mondo ci contiene e noi conteniamo il mondo, perché è il luogo e il tempo in cui restando sospesi “tra il vuoto e la vita” si fondono la notte e il giorno e appaiono così “tutte le stelle della verità”.
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Il mio viaggio
Ho bisogno di mettermi in viaggio
fino alle fonti dell’inverno,
là dove nasce la fatica di morire
appena si fa giorno. E vorrei
che questo viaggio fosse cominciato
proprio l’altro ieri, quando gli uccelli
si alzarono in volo e indifferenti attraversarono
il solco dei miei occhi.
Sarà, il mio, un viaggio di silenzio,
sarà come un pellegrinaggio.
Andrò in ginocchio, avanzando piano.
E tutto ciò che mi sarà dato di vedere
sul mio cammino dimezzato
sarà come comprato, come mio.
E fino a meta non dirò parola.
Tutto conserverò fino all’arrivo
quando rimetterò per terra il mio bastone
e lieve mi alzerò di nuovo in volo
come facevano gli uccelli
proprio l’altro ieri.
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Cos’è lo scrivere?
È l’arredare stanze di un edificio che ancora
non esiste. È il farsi carico
di un orizzonte muto – sviluppare
lunghe nenie interne mai interrotte.
È il ripercorrere le prospettive lunghe
di un corridoio dalle porte uguali
per individuare una segreta
liturgia da dire.
È forse l’esistere
profondo di una sembianza nuda,
come una polverina per il mal di testa
dentro un bicchiere pieno di sussurri.
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Gettone di presenza
Silenzio:
va in onda l’urlo sommesso
di un tale usualmente copiato e incollato
dentro pensieri con tanti Omissis,
di un uomo
quietamente aggiunto
a destini gracili.
Egli sperò
che i giorni inghiottissero i confini del nulla
ma fu nulla egli stesso.
Oggi è domenica
e ancora passano scintille smarrite
nelle terrazze incomplete del tempo.
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E’ possibile procurarsi il libro direttamente presso il sito di L’Arcolaio.