Orripilo alla vista di una domanda benigna che come aurora possente si erge davanti alla mia incapacità di esistere senza ventagli e flabelli. Con tutta probabilità ho soltanto bisogno di una più incauta messa a punto degli apparati pensanti i quali, peraltro, da tempo oramai immemore mi respirano addosso con tenace infedeltà.

Mi assottiglio davanti alla precisa efficacia di una montagna che emerge dalle acque nebbiose di un’armonia incostante. Gli alberi artigliano il suono con radici d’acciaio eppure non conosco danze più armoniose di quelle indossate dagli alberi accompagnati dal vento.

Odore di fragilità sulla mia lingua. Apprendo in questo momento che un nuovo pensiero ha attraversato in modo peristaltico le mie inquiete camere cerebrali.