Le notti di maggio sono ancora fresche
e vivono di una loro speciale adolescenza
come pimpinelle libere o aquilotti selvatici pieni di cielo,
folti di quel vento che gonfia tutte le piume
mentre volano sopra boschi che dall’alto appaiono chiazze
abitate da odori capaci di muschio.
Le notti di maggio insistono nel presentarsi in abiti da sera
scollati come calanchi profondi, come valloni infiniti
e parlano di stelle aggrappate a un cielo
buono e soave, a una primavera ancorata alle rade tranquille
di certe città di mare inuccise di navi.
Le notti di maggio sanno di profezia
annunciata nei soprannomi infiniti del cielo,
sanno di assenza e di presenza; e tutto
tutto sembra convergere verso la foce lontana
di un fiume impetuoso che passa nel buio
e si contorce sputando fiotti di silenzio.