Eravamo, sì, piuttosto fieri del controcanto che si stagliava in controluce lungo la linea claustrofobica del tramonto. Ogni luce, frangendosi nelle alte finitudini della skyline della città, si esigeva fedele a un mandato di movimento lineare e agognava di risalire in superficie pur di vagabondare ancora un po’.
Fragile sia la dislocazione di tutte le vicende. Di sicuro, quel nostro camminare inquieto lungo le sponde degli umani sciami che incontravamo era un sonnifugo possente. In fondo ogni calar.delle.tenebre incinge in sé la tragica.magica idolatria delle piogge monsoniche. Urgono colori.
E’ in questi frangenti che ci si avvede dell’universalità di un gesto. Di come lo spostarsi di uno sguardo scelto a caso tra milioni significhi inquadrare l’universo da una prospettiva differente, capace di spalancare intuizioni spavalde.
Poter condividere almeno uno sguardo ogni giorno sarebbe conquistare l’universo.