Dei buiDei bui, per i tipi di L’Arcolaio, è la seconda raccolta poetica di Roberto Uberti. Pubblicata il 25 settembre 2011, comprende 45 poesie e 5 proesie articolate in altrettante sezioni (“Nom de plume”, “Code a tratti”, “Ritmi circadiani”, “Stimmung”, “Trocantere gracile”), oltre a una microsezione conclusiva (“Non”) che contiene una sola poesia.

Ciascuna delle cinque sezioni è introdotta da altrettante brevi prefazioni, di cui si riportano alcuni passaggi.

Christine Brun-Leda: “Uno spaziare ampio in molteplici direzioni, non tanto per mettersi alla ricerca di qualcosa (difficilmente la poesia cerca: piuttosto, la poesia viene cercata) quanto per farsi trovare da qualcosa. O da qualcuno.”

Ignazio Segnafonte: “Diciamolo subito: è facile scrivere di stagioni e di giorni, di tempo e di spazio, di eternità e di infiniti. Lo sanno fare tutti perché tutti ne facciamo parte, volenti o violenti. Quello che pochi sanno fare è scriverne in modo così appiccicaticcio, banalizzante, destrutturante. Perché di ogni cosa possiamo parlare in modo scientificamente inappuntabile, tranne che del nostro destino.”

Donna Jahrwells: “Credo che il tentativo di intraloquire che sfarlugina costantemente dai libizzi di Roberto Uberti sia classifichevole come aristogità derubricabile.”

Emiliano Giacomini: “Poesia del difficile equilibrio tra le istanze del dire, del doloroso, scandaloso, obbrobrioso dire e le istanze del fare, del necessario, anonimo, inevitabile fare.”

Juhxa O. Ximoto: “Primum vivere, deinde philosophari.”

Cicì

Mettimi in cicì
quando manderai una mail all’orizzonte secco della storia
e senza reticenze gli dirai di quali renitenze, di quali nefandezze
siamo capaci noi esserini umani, noi omarini
appesi così atossici al filo fragile dell’inquietanza alterna
al quale ci condannò la vita stessa.
Per favore, mettimi in cicì
in tutte le tue mail indirizzate al cielo
e pronuncia il tuo stupore nell’oggetto,
lo stupore della guerra che combatti
sugli strani confini della vita adoperata
– passodopopasso giornodopogiorno –
in mezzo alle anse del tempo narrato.
Per favore, mettimi in cicì nella tua vita
in tutta quella vita che io davvero volentieri mi vedrei
passare avanti come guardassi un fiume, seduto su una riva
boschigliosa e verde.
Mettimi in cicì sempre e comunque, per favore,
perché io possa almeno assistere allo strano e ovvio
spettacolino della sera che giunge con dita di vetro e di velluto
a rimboccarci le coperte della pioggia
e a spegnere il computer da cui abbiamo, tutta la vita,
inviato e ricevuto mail.

La nebbia ha ossa di cristallo
e pelle di ladro.
Ha occhi senza orizzonte
e mani in tasca.
Sono io la nebbia
quando fingo di dormire
sul tuo cuore pieno
di palpiti che non vogliono saperne
ancora di fiorire.

Dimmi d’Emma
e dei suoi cavalli bianchi
che coltivava sopra la collina
dei banani.

Dimmi d’Anna
e delle sue pianelle rosa
che allineava a due sotto il trumeau
nell’anticamera.

Dimmi d’Irma
e di un sogno addormentato
insieme a tre camicie viola
nel suo armadio.

Dimmi d’Edda
che stava in un silenzio assenso
come fosse un tunnel
abbandonato.

Dimmi di un cuore nudo come il mare
e di una notte tutta contenuta dentro un secchio
pieno di riflessi e forse
anche di sussurri.

Dimmi. E dopo taci.

E’ possibile procurarsi il libro direttamente presso il sito di L’Arcolaio.