Sono tredici i gelsi che sto contando nel campo piantato dietro la zona industriale, tredici gelsi quasi gemelli, impennati e compresi come un gruppo di anziani coscritti alla foto del pranzo per il ritrovo annuale. Il pomeriggio se ne sta andando sbattendo la porta, forse irritato dalla malacreanza di un vento che va sparecchiando in fretta la tavola del giorno. Eppure tutti i secondi che passano si fermano ad ammirare la feroce mitezza di questo momento indiscinto.

Un moracchiolo manda il suo verso monotono eppure sincero. Mi incanta l’ordine perfettamente casuale con cui le foglie si dispongono sui rami che scodinzolano al sole e credo si stia avvicinando qualche autunno poco propenso a fermarsi.

Ovvierò all’imprevedibile ripetitività delle ore costruendomi un costume capace di tacere aggressivamente.