Oggi è giorno ieri. Tutte le seggiole vuote
hanno la voce graffiata di chi attende.
Tutte le campane si agitano mute
e non sanno più suonare. Aprono le bocche
all’aria come attendessero di essere nutrite.
Tutti i davanzali sono chiusi fuori. Attendono
la sosta di un piccione o l’aprirsi di un vetro
con dentro una ragazza che si affaccia per fumare.
Tutti quei gesti che si vedono per strada
di gente che si parla e non si sente, son tutti gesti
dell’attesa, fatti apposta per aspettare meglio.
Si comincia con l’attendere. Si finisce che si è atteso.
Si aspetta tutto quello che è passato
e tutti i giorni sono giorni ieri.

