Avanzeranno
minuscole domande
nelle mie mani.
E forse saliranno
da sole fino al cielo.
Avanzeranno
minuscole domande
nelle mie mani.
E forse saliranno
da sole fino al cielo.
Ora i guardiani
dal posto di vedetta
sono fuggiti.
Mare rimane solo
e beve tutto il vento.
Ciascuno è nella
propria solitudine
una sorta di
poeta dissonante
incapace di vuoto.
Fiuto la sera
che si inchina sul mare
e soffia voci.
Nulla è dentro me stesso
tranne un altro lontano.
Saranno state
le quattro di un mattino
andato a male.
Nei miei occhi scartati
stava annegando un sogno.
Questo gridare
disperso nella notte
si chiama vita.
È l’andarsene via
tra boati di buio.
Sono un complice
così inaffidabile
di ogni me stesso!
Sto deragliando su te
come un treno in naufragio.
Amorelupo
condiviso nel cielo
fitto di luna.
Mi sbranano le stelle
e il feroce sognare.
Ti partorisco
nell’acqua della voce
che mi spalanca.
Accadevi dentro me
come luce incompiuta.
Piovo nel tempo
respirando le assenze
di ciò che sarò.
Sono una goccia incinta
di minuti e di attese.