Allora saprò
che ogni giorno è uno sguardo
dentro l’abisso.
Non resta che un respiro
di carta, di silenzio.
Allora saprò
che ogni giorno è uno sguardo
dentro l’abisso.
Non resta che un respiro
di carta, di silenzio.
I sogni sfitti
hanno forma di buio
o anche di niente.
Sono grida di assenza,
sono voci piegate.
Siamo scampoli
di una specie di sogno
disabitato.
Camminiamo a occhi scalzi
lungo spiagge di vetro.
Solo un fiore, sì,
cocciuto proprio come
un fiore amaro.
Un fiore senza voce
nudo nell’eternità.
Ho avuto mani
immobili come chi
resta di sasso.
E ho avuto sogni neri
come il sale nel buio.
E ci saranno
tutti i segni del nulla
sulla mia pelle.
E sarò segno anch’io
di un ricordo futuro.
Mi ero affacciato
sull’attesa perenne
di un inedito.
Il destino, il destino!
Così antico e futuro.
Tracce di luce
sulla parete lenta
del dopopranzo.
Il sole è come un frigo
abbandonato rotto.
Non c’era il sole
nei ritorni fuggiti
dalle battaglie.
Il dolore è sorella
di rimorsi ascoltati.
Certi corvi che
ammarano di notte
sui sogni vuoti.
Sostano come pece
nelle strade abbuiate.