Ma allora, più che i muti comizi avranno ragione di me le vicende che allagano i soffitti ipogei dei giorni notturni. Poco per volta i tempi si svolgono come i temi di scuola, o come le antiche proiezioni d’essai dove la matura cassiera si rifa le unghie nel foyer andato ancora una volta deserto. E dove le doppie tende in rosso velluto delle porte d’accesso alla sala lasciano appena filtrare i portenti di una colonna sonora di nessuno in ascolto. Dove forse non esiste neppure il proiezionista.
Nonostante le dilazioni, il maggiociondolo incombe sereno sul mio fiero timore di accostarmi all’arte villana di apprendere.
Stare fermi a osservare il cielo che cammina insistente sopra le orecchie come fosse un girabacchino automatico ha un effetto placebo. Ci si intende.
Epperò bisogna anche chiedersi come riconoscere e soccorrere gli umanimali abbandonati.