L’uomo, quell’uomo, venne trasportato di soprassalto in mezzo a un enorme campo di girasoli metallici.
C’era una luce di gomma in cui tutto si dissociava e si disturbava.
Il cielo era un graffio spaventato: l’atmosfera sembrava irrancidire con devastante rapidità e rassomigliava al doloroso e debole scroscio di una fontana ostruita.
Non era possibile dire dove fosse quel campo. Di certo era stato collocato in quel punto da una mano inaccessibile perché si estendeva su un piano verticale. I girasoli di metallo crescevano come su una parete e l’uomo, quell’uomo, si rese conto di essere anche lui sulla parete.
Quei girasoli crescevano a velocità impressionante e occupavano uno spazio sempre più vasto, sempre più prigioniero. Ben presto ogni cosa sarebbe stata preda di quei girasoli e l’uomo, quell’uomo, avvertì la vischiosa sensazione di essere solo.
Tutto divenne incancellabile.
E non era un sogno.